Donne a Casa: Parità di Genere e Inclusione

Le ToTe di Torino e Provincia si uniscono per abbattere gli stereotipi e per dire NO alla VIOLENZA.

Ammetto di aver riflettuto un po’ su come chiamare questa sezione del Blog. Qui volevo metterci il centro, l’anima del Progetto. Da subito ho pensato alla parola “Casa” perché la casa è il nido dove ti rifugi dal mondo esterno, dove puoi lasciare i problemi fuori, dove ti puoi coccolare e rilassare. Quando si parla di violenza però la parola “Casa” prende un’accezione totalmente negativa: diventa una gabbia, un luogo dal quale scappare, un posto di sopportazione e spesso di paura. Anche negli stereotipi di genere spesso questa parola risulta negativa: “Torna a casa a cucinare”, “Sei donna, stai a casa” la stessa viene intesa come l’unico posto confacente alla donna rilegandola in un retaggio patriarcale. Poi però ho pensato che se proprio il tema che pensiamo di combattere diventa il nostro primo ostacolo non va bene. Non mi farò rilegare nel posto dove alcuni uomini vorrebbero che stessi e così, in contro tendenza, questa sezione è Casa perché tutte noi ne abbiamo diritto. Abbiamo il diritto di sentirci amate nelle nostre case, dobbiamo andarci solo quando lo desideriamo e nessuno può dirci dove dovremmo stare, cosa dovremmo fare o come dovremmo comportarci. Quindi ToTe benvenute a CASA.

Cosa aspettarvi da questo articolo?

Conoscerete gli argomenti trattati nella sezione ToTe@Home, quali sono i nostri obiettivi e come pensiamo di raggiungerli.

  1. Le ToTe di Torino e Provincia si uniscono per abbattere gli stereotipi e per dire NO alla VIOLENZA.
    1. Il Nome
  2. Cosa aspettarvi da questo articolo?
    1. Conoscerete gli argomenti trattati nella sezione ToTe@Home, quali sono i nostri obiettivi e come pensiamo di raggiungerli.
  3. Inclusione
    1. Introduzione all’argomento
    2. Quanto conta il linguaggio in un’ottica di inclusività?
      1. Linguaggio Inclusivo
    3. Discriminazioni di Genere
    4. I diritti delle donne
  4. Maternità e Fiscalità
    1. Introduzione a Maternità e Fiscalità
    2. Città a Misura di Mamma
  5. Violenza di Genere
    1. Introduzione alla Violenza di Genere
    2. 25 Novembre 2022
    3. Chiamami col mio nome
    4. Femminicidio
    5. Conoscere la violenza per Prevenirla

Inclusione

Se avete letto gli articoli delle sezioni Tote@Work e ToTe@School potrete notare che la parola più utilizzata è indubbiamente “Gap” – divario. Come uno stigma dalla nascita solo per il fatto di essere nate donne siamo penalizzate nel lavoro, nell’istruzione, nella società. Potremmo quasi chiamarlo il Gap Originale e riscrivere la Genesi, ma no, non siamo così pretenziose. Ci sono diversi strumenti per compiere ogni giorno dei passi verso l’inclusione di genere. Il primo tra questi è indubbiamente informare. Solo ottenendo donne più consapevoli potremo ottenere dei risultati mirati. Gli uomini non sono ovviamente esclusi da questo percorso di consapevolezza, anzi. Crescere futuri uomini sensibili alle diversità di genere non può che migliorare la condizione delle donne nella società e sul nostro territorio.

Quanto conta il linguaggio in un’ottica di inclusività?

Sento ogni giorno uomini e donne andare contro la politica del linguaggio di genere definito spesso poco importante o addirittura inutile perché “le battaglie da compiere sono altre”. Pensiamo allora a quando conosciamo qualcuno. Solitamente dopo un saluto di cortesia tendiamo la mano per presentarci, un bel sorriso e: “Piacere sono Elisa”. Ma se dicessi: ” Piacere sono Giuditta?” le persone mi identificherebbero con un nome diverso dal mio. Mi è capitato, come penso a molte di voi, di essere chiamata con nomi diversi: Elisabetta, Lisa, Silvia, Alessia. Io mi sono sempre presentata con il mio nome, ma per distrazione o dimenticanza è successo che qualcuno lo sbagliasse. Non provate anche voi un senso di fastidio quando accade? Allora se voi aveste una laurea, un master vi farebbe piacere essere chiamate per nome durante una riunione? Perché agli uomini non succede? Di recente mi è capitato di partecipare ad un webinar sulle tematiche di genere. Per tutta la durata del corso che vedeva protagonisti un uomo e una donna lui era Professor Verdi e lei Sara (sto usando nomi di fantasia). Nella buona comunicazione è bene che se si dà un titolo ad una persona che interviene, lo stesso debba essere attribuito anche all’altra. Quindi nel galateo comunicativo si sarebbero dovuti chiamare Signora Rossi e Professor Verdi o Sara e Marco. Ipotizzo l’appellativo “signora” perché probabilmente la nostra Sara non ha un titolo di studio o una professione che ne determini l’appellativo prima del nome. Durante la riunione però scopro che Sara è laureata e che la stessa nella sua professione svolge un ruolo di comando mentre il Professor Verdi è un libero professionista. State provando fastidio? Se ancora no potete andare nella sezione ToTe@Work per avere un’idea precisa del Gender Gap nel mondo del lavoro. L’importanza di non farci chiamare Sara si radica in un concetto molto più remoto che vede le donne come esseri inferiori e non in grado di votare, ricoprire ruoli apicali o svolgere un tipo di lavoro. Prendiamo ad esempio la Magistratura. La prima Magistrata poté indossare la toga nel 1965, l’altro ieri praticamente. Perché prima del ’65 nessuna donna era interessata davvero al settore? La risposta è no. Solo nel 1963 una legge stabilì la parità dei sessi nei pubblici uffici e nelle professioni. Quindi solo dal ’63 le donne hanno accesso alla magistratura, prima, infatti, venivano considerate inadatte a svolgere questa professione perché il loro giudizio sarebbe potuto essere alterato qualora si fossero trovate a emettere sentenze “in quel periodo del mese”. Questo la dice lunga su tutte le Sara del pianeta, identificare le persone con il loro nome corretto non è altro che buona educazione e sì, nel nostro quotidiano possiamo fare la differenza. Come ToTe lotteremo perché le donne vengano chiamate prima di tutto con il loro nome.

Il linguaggio però non è l’unica discriminazione di genere, in questa sezione tratteremo tutte le tematiche necessarie per creare una Torino inclusiva.

Quali diritti hanno le donne? E’ sempre stato così? Ci sono dei diritti che vengono negati al genere femminile nel nostro Paese? E nelle nostre città? Qual è il confronto con il resto d’Europa? E del mondo? Approfondiremo queste tematiche grazie all’aiuto di Avvocate specializzate in diritti civili e sociali.

Maternità e Fiscalità

La maternità nel nostro Paese è diventata una sorta di ossimoro: da una parte abbiamo una fervida parte di sostenitori de “la donna si realizza solo quando diventa madre”, “aumentiamo la natalità”, “paghiamo le donne per avere dei figli” e dall’altra “come ti vedi tra 5 anni”, “vuoi avere figli?”, “perché non passi part time così puoi occuparti di più della famiglia?”. In mezzo a questo marasma di contraddizioni proviamo a fare chiarezza. Affronteremo la gravidanza e la maternità sia dal lato fiscale (bonus, assegno unico, terminologia, congedo parentale, maternità inps, ecc) che da un punto di vista emozionale (cosa vuol dire per una donna diventare madre? una mamma stanca e senza tempo per sé è una super mamma? Ho paura di partorire, come posso affrontarlo?), ma tratteremo anche gli stereotipi di genere legati a questi aspetti.

Le nostre città sono a portata di Mamma? Quali servizi offre la mia città per aiutarmi nei lavori di cura dei figli? Lo stato cosa può fare? Mi sento sicura quando esco con il passeggino? L’obiettivo delle ToTe è quello di vivere città a misura di donna e di mamma.

Violenza di Genere

La violenza di genere riguarda tutte quelle azioni violente fatte nei confronti delle donne. Esistono vari tipi di violenza e spesso i comportamenti violenti racchiudono più di una categoria di violenza. La violenza può essere fisica, sessuale, psicologica, economica e affettiva. Da anni mi occupo di questo argomento e credo che sia importante conoscerla, tutti. Spesso la società e gli stereotipi ci portano a minimizzare la violenza, ma è una piaga sociale molto importante soprattutto in Italia.

Sono 89 le donne uccise per mano di un uomo in Italia da Gennaio ad Oggi, 25 Novembre 2022 – data nella quale ho deciso di fare uscire questo blog e di parlare con l’aiuto delle ToTe di violenza, in tutti gli ambiti.

Per la serie di “chiamare le cose con il proprio nome”, una donna uccisa dal proprio partner attuale o passato è vittima di FEMMINICIDIO, non omicidio, omicidio – suicidio, delitto d’amore, uccisa per amore e molti altri termini che nel tempo i media e le sentenze si sono inventati.

Oltre che mettere a conoscenza del fenomeno purtroppo in questo senso non possiamo fare più nulla perché Nadia, Moglie di E.N., Simona, Rosa, Daniela, Anna, Vincenza, Anastasiia B., Naima, Carol, Tiziana, Giada, Viviana, Lilliana, Romina V., Angela, Sonia, Romina D., Stefania, Giulia, Noelia, Nevila, Camilla, Jenny, Lijdia, Lorena, Gabriela, Renata, Elena, Elisabetta, Donatella, Cristina, Domenica, Nadia Z., Catena, Valentina D., Marzia, Silvana, Alessandra, Giuseppina, Lilia, Ilaria S., Naomi, Ilaria M., Alexandra, Slobodanca, Anastasiia A., Paola D., Martha, Vera, Dolores, Ermenegilda, Maria Luisa, Paola L., Assunta, Annamaria, Maria, Elsa, Valentina G., Maria Grazia, Maria Teresa, Filomena, Renata, Lucia, Brunilda, Miranda, Lauretta, Eiko, Alice, Taiisia, Flora, Franca e Rachele sono morte. Per mano di un uomo.

Un po’ come le disgrazie, le violenze non vengono mai da sole. Prima di arrivare all’occhio nero ci sono sempre una serie di comportamenti violenti perpetrati nel tempo. Un altro elemento che caratterizza la violenza di genere è l’intensità. E’ probabile che al secondo appuntamento se il mio partner mi tirasse uno schiaffo io scappi a gambe levate per poi denunciarlo. Solitamente le violenze fatte nei confronti delle donne subiscono un’escalation. Le prime sono quasi invisibili, quelle che ci hanno insegnato a “lasciar correre” come un complimento di troppo o un’osservazione infelice per poi diventare dei veri e propri atti di violenza fino alla punta massima, il femminicidio. E’ qui che le ToTe, le donne tutte e gli uomini tutti hanno il dovere morale di intervenire. Il nostro Progetto si basa quindi sull’ascolto e sulla prevenzione delle violenze di genere. Questo è uno spazio dove raccontare, comprendere, ascoltare e molto di più. In ogni pagina del sito troverete questa immagine sulla quale potrete cliccare e trovare dei contatti utili su Torino e Provincia.

ToTe esclusive per una Torino Inclusiva

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