Manovra Fiscale 2023: verso il Gender Equality o Sessista?

Il 28 Novembre è approdata alla Camera la Nuova Legge di Bilancio, ma cosa cambia davvero per le Famiglie con dei figli? Tutte le misure previste a sostegno delle Madri e delle Donne.

Ecco cosa aspettarti da questo articolo:

  1. Nuova Legge di Bilancio 2023
  2. Ecco cosa aspettarti da questo articolo:
  3. Bonus Famiglia: Tutte le Novità
    1. Assegno Unico.
      1. Come funziona
      2. Cosa Cambia
      3. Quoziente Familiare
    2. Congedi Parentali.
    1. Taglio Iva sui prodotti per l’igiene femminile e per prima infanzia.
      1. Cosa Prevede la Manovra
    2. Bonus Nido e assistenza alla propria abitazione.
      1. Le modifiche?
    3. Carta Risparmio Spesa.
      1. Chi lo gestisce?
  4. Queste misure sono realmente un sostegno a donne, madri e famiglie?
    1. Risposte
      1. Riflessioni
    2. Domande
  5. Donne Povere Buone e Povere Cattive
    1. Le Povere Buone
    2. Le Povere Cattive
  6. Voucher Lavoro
    1. In quali settori sono maggiormente impiegate le donne?
    2. Voucher = Precariato?
      1. Gli effetti
  7. Novità Pensioni

Bonus Famiglia: Tutte le Novità

Assegno Unico.

All’articolo 65 del Tomo II è prevista la riforma dell’assegno unico universale precedentemente introdotto a dicembre 2021 dal Governo Draghi in sostituzione agli Assegni Famigliari. Una misura a favore delle Famiglie con figli a carico fino al ventunesimo anno di età. Ma cosa cambia con la nuova manovra prevista a partire da Gennaio 2023?

Fino al primo anno di vita del bambino l’assegno unico sarà maggiorato del 50% così come per le famiglie composte da almeno 3 figli che percepiranno lo stesso incremento fino al terzo anno di età. Diventa strutturale la maggiorazione prevista nel 2022 per i figli disabili fino ai 21 anni.

La proposta è stata avanzata dalla Ministra della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità: Eugenia Maria Roccella la quale ha espresso diffidenza sull’attuale indicatore Isee e ha suggerito l’introduzione del quoziente famigliare – un rapporto tra il reddito e il numero di componenti del nucleo con una tassazione su “quote”- già preventivato per il recupero edilizio delle abitazioni unifamiliari. In sostanza una famiglia di Brangelini nostrani con 6 figli potrebbe essere considerata “”più povera” rispetto ad una famiglia di ceto medio con un solo figlio a carico. Questo nuovo indicatore non è però una novità nella Comunità Europea e viene già utilizzato da anni in Francia. Per ora però sembra che la situazione sugli indicatori reddituali rimanga stabile, ma il nuovo Governo ha già presentato la volontà di riparlarne il prima possibile.

Congedi Parentali.

I congedi parentali obbligatori che prevedono 5 mesi per la madre e 10 giorni per il padre rimangono invariati, mentre viene introdotto un mese in più di congedo facoltativo per le madri da fruire entro il sesto anno del bambino e sarà remunerato all’80% anziché al 30.

Taglio Iva sui prodotti per l’igiene femminile e per prima infanzia.

L’iva sugli assorbenti femminili sarà ridotta al 5% come anche quella sui prodotti per neonati e bebè come biberon, pannolini e omogenizzati.

Bonus Nido e assistenza alla propria abitazione.

Seppur sparito dal testo della manovra sembra confermato il bonus nido e quello di assistenza alla propria abitazione per i figli che, dopo aver ottenuto un certificato attestante una patologia cronica da parte del pediatra, possono ricevere un contributo a forma di supporto in alternativa al nido.

Carta Risparmio Spesa.

Con la Manovra 2023 viene anche istituito un fondo di 500 milioni di euro in gestione ai Comuni per aiutare le famiglie con redditi isee pari o inferiori ai 15.000 euro per l’acquisto di beni di prima necessità.

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Queste misure sono realmente un sostegno a donne, madri e famiglie?

Parrebbe proprio di sì dato l’incremento dell’assegno unico per le famiglie con figli piccoli o per quelle più numerose e la detassazione dei prodotti.

Sarà davvero sufficiente quel mese in più di maternità facoltativa pagata all’80% per supportare le madri nei lavori di cura dei figli?

Ecco perché questa manovra di Governo sembra prefiggersi l’obiettivo di dividere le donne tra povere “buone” e povere “cattive”.

La prima categoria è riservata alla madri, specialmente a quelle con più di due figli, meglio se sono piccoli. Se poi le stesse hanno scelto involontariamente (amo gli ossimori) un part time o addirittura hanno perso il lavoro poco importa, verremo salvate tutte dall’assegno unico.

Poi ci sono le “Povere Cattive” cioè coloro che non sono madri o lo sono al massimo di un paio di figli e che comunque vivono il lavoro in situazioni di precarietà perché “si sa mai che poi mi fai un figlio” o quando non ne puoi fare più “sei troppo vecchia”, ma niente paura neanche per voi ragazze: i vostri salvatori saranno rispettivamente i Voucher e la rivisitazione di “Opzione Donna”.

La nuova manovra introduce nuovamente i voucher – aboliti nel 2017 con il DL Gentiloni convertito poi in legge nell’aprile dello stesso anno – con alcune modifiche rispetto ai vecchi buoni lavoro cartacei. Cosa cambia?

  • Le Categorie. I Voucher potranno essere utilizzati solo per prestazioni di lavoro occasionale o stagionale nei settori agricoli, alberghieri, della ristorazione e nei lavori di cura alla persona (mediante il Libretto di Famiglia).
  • Le soglie. Potranno utilizzare i Voucher da lavoro tutte le aziende che hanno almeno 10 dipendenti assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato (precedentemente erano 5), ad eccezione delle strutture alberghiere per le quali non vige lo stesso limite.
  • Gli importi. I Buoni Lavoro furono introdotti nel 2003 con la legge Biagi, ma trovarono applicazione a partire dal 2008 con un limite massimo annuo per utilizzatore di 7.000 euro, sceso poi a 5.000 con il Decreto Dignità. Con la nuova manovra la soglia massima è stata fissata a 10.000 euro.

In Italia le donne impiegate nel settore alberghiero e più in generale in quello turistico sono circa 524.000, nei lavori di cura alla persona la prevalenza femminile è quasi dell’80% rispetto a quella maschile. Anche il settore agricolo registra un’alta percentuale di lavoratrici pari al 47%, come rende noto Confagricoltura nella Giornata della Donna Rurale del 13 ottobre 2022.

Possiamo quindi affermare che se durante la pandemia questi sono stati tra i settori più colpiti, un nuovo colpo per le donne arriva con l’introduzione dei voucher, i buoni inps per il pagamento orario delle prestazioni occasionali. L’inserimento di questo metodo di pagamento può favorire il precariato, come hanno denunciano anche i Sindacati confederali qualche giorno fa.

La non continuità lavorativa influirà innegabilmente anche sulle pensioni future che già oggi registrano un Gender Gap pari a circa il 25%.

L’altro colpo di coda su questo argomento arriva dalla rivisitazione di “Opzione Donna” e dall’introduzione di “Quota 103”.

In attesa della vera e propria riforma previdenziale, con la nuova legge di Bilancio si vocifera su Opzione Donna che alcuni hanno definito incostituzionale perché tiene conto oltre al requisito dell’età (almeno 60 anni) anche del numero dei figli. Chi ha almeno un figlio potrà andare in pensione a 59 anni mentre chi ne ha due potrà accedervi a 58, chi ne ha 3, 4, 5, 20 potrà comunque andare al cinquattottesimo anno.

L’assegno erogato per il pensionamento anticipato scegliendo la formula Opzione Donna sarà decurtato fino al 30% inasprendo ancora di più il divario economico già esistente.

Quota 103, invece, sembra ben diversa da Quota 102 già esistente in quanto sono solo 10 i mesi di anticipo previsti rispetto ai requisiti pensionistici normali. Per accedere a Quota 103 bisogna avere almeno 41 anni di contributi versati a fronte dei 3 anni in meno di Quota 102 e almeno 62 devono essere gli anni compiuti entro la fine del 2023.

Inutile sostenere che spesso le donne, quando possono, preferiscono accedere a forme di pensione anticipata a causa soprattutto del carico dei lavori di cura normalmente affidati a loro.

Come ToTa mi sento di affermare che queste soluzioni adottate dalla nuova manovra di Governo, ancora in discussione, possano essere paragonate allo sciroppino per la tosse senza effettivamente indagare i motivi della stessa. Documentandomi per la stesura dell’articolo, barcamenandomi tra numeri impronunciabili e dati allarmanti e al tempo stesso strutturali, quanto costi effettivamente sia in termini economici e morali sgravare le donne dai lavori di cura.

Studiando quasi alla lettera la manovra economica mi domando quale sia, per esempio, il motivo di spendere 70.000.000 di euro (proviamo in modalità A/B che ha più effetto – settantamilioni/oo di euro) come contributo per le scuole private quando questi istituti dati gli stipendi e la disoccupazione femminile siano accessibili davvero a pochi. In particolare quando gli asili nido pubblici hanno lunghe liste d’attesa e davvero poca disponibilità rispetto alla domanda di accesso. Anche l’intenzione di abolire il Reddito di Cittadinanza mi lascia perplessa soprattutto nell’ottica che sono nuovamente le donne a rimetterci essendo quasi il 53% di esse a percepirlo.

Sono altre le manovre previste nella nuova legge di Bilancio come l’abbattimento del cuneo fiscale che riguarderanno solo i redditi bassi e il bonus bollette contro il caro energia per i redditi entro i 15.000 euro. E’ inoltre prevista la discussa Flat Tax di cui parleremo nei prossimi articoli.

E voi cosa ne pensate? Credete che queste possibili decisioni aiuteranno davvero le donne o saranno un nuovo strumento per dividere le Donne tra Povere Buone e Povere Cattive?

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