Tra i trend topic degli ultimi anni legati alle violenze di genere sicuramente figura la violenza economica, il che significa che se ne parla, ma la conosciamo e riconosciamo davvero?
L’European Institute For Gender Equality definisce la violenza economica nei confronti della donna come tutti quegli atti di controllo e monitoraggio del comportamento di un soggetto in termini di utilizzo e distribuzione del denaro, nonché la minaccia costante di negare le risorse economiche.
Leggendo questa definizione mi sono soffermata sulla parola “soggetto”, ma come – ho pensato – in ambito di violenza subita da una donna per effetto del comportamento di un uomo, lo stesso non riesce ancora ad essere descritto come tale?! Dopo un’attenta riflessione semantica, però, ho constato che il termine più corretto è indubbiamente “soggetto” perché la violenza economica effettivamente non è solo praticata da mariti o fidanzati, bensì la ritroviamo in un’ottica di sistema e di società largamente più ampia.
Cosa aspettarsi da questo articolo
- Introduzione
- I DATI
- IDENTIKIT DELLA VIOLENZA ECONOMICA
- ESEMPI PRATICI DI VIOLENZA
- IL GENDER BIAS FINANZIARIO
- Over Confidence e Under Confidence
I DATI
Pochi e confusi.
A differenza delle statistiche che ogni anno si producono in tema di femminicidi o di violenze fisiche nei confronti delle donne, i dati sulla violenza economica sono una nube nera perché poco riconoscibili e difficilmente estimabili.
Quello che possiamo dire con certezza è che quasi il 37% delle donne italiane non ha un conto corrente bancario intestato – dato del 2021 dalla ricerca Episteme riportata su Econopoly rubrica del Sole 24ORE.
Save The Children pubblica la settima edizione de “Le Equilibriste – La Maternità in Italia 2022” dalla quale emerge che il 42,6 % delle madri tra i 25 e i 54 anni lascia il lavoro per il peso dei carichi famigliari. Un’altra grande fetta, invece, conserve l’impiego, ma optando per un profilo orario part time e quasi mai con un contratto a tempo indeterminato. Solo nel 2020 sono state più di 30.000 le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni volontarie. E sono il 60% coloro le quali rinunciano alla maternità per avere un lavoro.
Ora questi saranno pochi dati, ma sono sicuramente allarmanti. Dove forse la riflessione non basta più: la violenza economica è un fenomeno dilagante e di responsabilità collettiva.
Proprio da questi numeri, che crescono di anno in anno, è nato il progetto ToTe, non basta più prevenire è necessario intervenire e lo si può fare solamente educando uomini e donne della nostra società all’educazione finanziaria.
La violenza economica oltre a trovare grandi spazi all’interno della società e nell’ambito del lavoro parte indubbiamente da stereotipi di genere che si riflettono spesso tra le mura di casa. Ecco perché è importante guardare con un occhio più attento questo tipo di violenza.
IDENTIKIT DELLA VIOLENZA ECONOMICA
- SUBDOLITA’ – Essendo la violenza economica poco riconoscibile sia da chi la subisce che da chi sta accanto ad una vittima viene definita subdola.
- CONCATENAZIONE – Come le disgrazie non vengono mai da sole anche la violenza economica non è mai fine a se stessa, ma è sempre accompagnata da violenza psicologica e spesso anche fisica.
- ESCLATION VIOLENTA – La privazione di risorse economiche attuata da un uomo nei confronti di una donna è spesso solo l’inizio di una serie di violenza che si ripercuotono nel tempo.
- COSTANZA- I comportamenti di violenza sono perpetrati nel tempo e per questo spesso sono quasi impercettibili.
- VIZIOSITA’ – La perdita di autonomia lavorativa e/o economica porta la vittima a sentirsi sempre meno importante nelle decisioni di carattere finanziario accendendo così un processo di frustrazione che rende la stessa ancora più dipendente dal carnefice.
- STEREOTIPIA – Più delle altre violenze quella economica è sicuramente la più radicata nell’immaginario collettivo e vengono così “normalizzati” dei comportamenti violenti.
ESEMPI PRATICI DI VIOLENZA
Le parole sono importanti quindi se ci riconosciamo in comportamenti come questo o conosciamo delle donne che li subiscono è possibile contattare i numeri che trovate cliccando sulla mano qui sotto.

” Puoi lasciare il lavoro per badare ai figli, ci sono io ad occuparmi di te”
” Ti lascio 20 euro per la spesa e porta il resto mi raccomando”
” Le vacanze? Le organizzo io. Ho fatto un investimento finanziario. Non te lo spiego neppure tanto non capiresti. Si è rotta l’auto. Decido io quale comprare tu sei donna e non te ne intendi.”
“Vorrai mica continuare a lavorare con un figlio? Il mio stipendio può bastare”
Questi sono solo alcuni esempi di violenza economica soprattutto se sono perpetrati nel tempo e hanno il fine di annullare la libertà economica della vittima.
Al culmine delle escalation violente in ambito economico spesso vi è quello del partner che commette atti illeciti costringendo la donna a fargli da prestanome per delle forme di credito o per intestarsi delle attività economiche alle quali la vittima non partecipa o delle quali non è neppure a conoscenza.
Molte donne sono cointestatarie di conti correnti bancari o postali con il proprio partner che li gestisce in completa autonomia senza darne conto alla moglie così la stessa è all’oscuro di qualsivoglia movimento economico.
Il matrimonio bancario spesso non è solo con il partner, ma anche con il padre e spesso viene tramandato dal suocero al genero senza che la donna possa o senta il bisogno di decidere al riguardo.
IL GENDER BIAS FINANZIARIO
I Gender Bias è una distorsione del pensiero che porta a fare delle differenze sul piano cognitivo legato in questo caso alla finanza.
Per leggere l’articolo relativo al Gender Bias nelle Intelligenze Artificiali Clicca Qui
Tra le prime regole per effettuare dei buoni investimenti finanziari, come riportato da Fidelity International, bando a emotività ed irrazionalità!
E chi sono per antonomasia le persone più emotive e irrazionali nello stereotipo comune? Le Donne, ovviamente.
Seppur queste battute potrebbero essere attribuite ad un gruppo di maschi etero al bar dello sport, anche per la finanza è così.
In realtà questo divario esiste, ma in un’ottica completamente opposta.
Come emerge dall’indagine condotta da Episteme in collaborazione con il Museo del Risparmio è la donna a prediligere investimenti più sicuri ed in un’ottica di salvaguardia rispetto al sesso opposto.
Se da una parte quindi abbiamo donne protese verso il risparmio e più conservatrici dall’altra abbiamo uomini più emotivi e irrazionali che come ci spiega la Finanza Comportamentale, studio dei comportamenti degli individui in ambito economico, sono spesso vittime di Over Confidence. Letteralmente gli uomini credono di sapere più di quanto sappiano realmente in campo finanziario spingendoli così ad investimenti inoculati e avventati. Nelle donne si verifica, invece, il fenomeno inverso cioè quello dell’ Under Confidence che le costringe ad investimenti di tipo conservativo perché credono di saperne di meno.
Nei prossimi articoli approfondiremo meglio i bias di genere nell’ottica di dare dei veri e propri strumenti alle le donne che intendono approfondire il funzionamento dei mercati finanziari.
Iscriviti alla Newsletter per rimanere sempre aggiornata.
Pensate anche voi che la violenza economica sia una Responsabilità Collettiva? Scrivete le Vostre Opinioni nei commenti.


Lascia un commento