IL MULTITASKING DELLE DONNE E I RISCHI LEGATI ALLO STRESS

Si crede spesso che quando si tratta di gestire la pressione di più compiti e impegni, le donne siano decisamente più predisposte e performanti del sesso opposto.

Secondo questo stereotipo, le donne avrebbero la capacità innata, la dotazione biologica, per destreggiarsi tra lavoro, relazioni, figli, genitori anziani con naturalezza.

Le ricerche in questo ambito però, non hanno mai confermato queste credenze, hanno invece evidenziato che per le donne, come per gli uomini, non c’è nulla di naturale nel multitasking.

Il mito della donna multitasking, interiorizzato dalle donne stesse, crea una pressione sociale sulla donna spingendola ad essere all’altezza di questa immagine, ed essere la moglie, la madre, la figlia e l’impiegata perfetta.

Non è difficile oggi trovare questo stereotipo all’opera in molte pubblicità, la donna che si divide tra figli, lavoro che corre nel traffico, che pulisce e stira, il tutto sorridendo e con una certa rassegnazione.

Spacciata per “naturale” o “innata” in realtà è l’ennesima aspettativa sociale “imposta” alle donne, le quali, in risposta si barcamenano tra mille impegni.

A confermare l’ipotesi che il multitasking non è naturale, non aumenta l’efficienza, ed è dannoso per le nostre abilità cognitive e la salute in generale, arriva proprio la ricerca.

Ci sono oggi numerosi studi su questo argomento e i più recenti, convergono nell’affermare che :

1) farsi carico di più stress, di quanto si possa sopportare, è ugualmente faticoso che si tratti di donne o di uomini.

2) c’è una grande differenza tra il multitasking a breve termine (come rispondere al telefono mentre si sta guidando), rispetto al multitasking protaratto nel tempo, ciò che caratterizza la vita di molte donne, che sovraccaricano così la loro “memoria di lavoro”. (Russel Pollack, psicologo)

3) quando siamo sovraccarichi in modo cronico, si attiva un circuito di sistemi chimici correlati alla risposta allo stress, l’asse HPA1.

Cos’è lo stress?

Il termine “stress” fu impiegato per la prima volta da Hans Selye2 che lo definì come “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Non tutto lo stress è negativo! Selye ha descritto due tipi di stress che si distinguono sulla base degli effetti che producono: il primo è l’eustress con cui lo stesso indicò l’effetto positivo e adattivo dello stress, mentre con il termine “distress” viene identificato l’effetto negativo che corrisponde allo stress dannoso.

Lo stress è responsabile del rilascio di ormoni, tra i quali il cortisolo, conosciuto proprio con il nome di ormone dello stress.

“Può sembrare strano” scrisse Selye. ” Si potrebbe pensare che non c’è alcun legame concepibile fra il comportamento delle nostre cellule, per esempio, nell’infiammazione, e il nostro comportamento nella vita quotidiana. Io non sono d’accordo.”(Matè, 2003)

Lo stress non sempre viene percepito, lo si associa ad agitazione o tensione nervosa, ma queste sensazioni non definiscono lo stress, nel senso che questo non si definisce sulla base di sensazioni soggettive.

Lo stress e’ un insieme di eventi fisici che coinvolgono il cervello, il sistema ormonale, quello immunitario e tanti altri organi. (Matè, 2003)

Come hanno dimostrato diversi studi, le persone possono vivere lo stress senza la consapevolezza della sua presenza.

Questa risposta protratta nel tempo può avere ricadute negative sul sistema ormonale, sul sistema immunitario e sul sistema digestivo, perché l’eccessiva produzione di cortisolo, comporta ad esempio alti livelli di zucchero, abbassamento delle difese immunitarie, diminuzione della funzione della tiroide, irritabilità, ansia.

Il punto vero, dunque, è che uno stile di vita caratterizzato da un perenne multitasking, ha ricadute sia sul piano della salute delle donne che sulla loro capacità di performance nel lavoro che svolgono.

Come possiamo interrompere il circolo vizioso dell’essere multitasking?

Ecco quattro strategie per iniziare a difendersi dalle pressioni sociali, dal multitasking e ritrovare benessere e concentrazione:

  1. Riconosci i tuoi limiti, tutti ne abbiamo, bisogna saper ascoltare i propri bisogni e le proprie emozioni, cosa che probabilmente non abbiamo imparato a fare o che, ad un certo punto, abbiamo smesso di fare.
  2. Impara a dire no senza sentirsi in colpa, se diciamo no e pensiamo anche a noi stesse, non danneggiamo nessuno.
  3. Medita, la meditazione come la Mindfulness ad esempio, non solo riduce lo stress ma ci aiuta ad essere concentrati su una cosa alla volta.
  4. Dedica del tempo a te stessa spegnendo il telefono o prendendoti la libertà di non rispondere, la maggior parte delle cose può attendere, non tutto è importante o urgente.

1. Dall’inglese Hypothalamus, Pitutary, Adrenal, cioè Ipotalamo, Pituitaria, Surrenali (N.d.T)
2. Hans Selye, The Stress of life.
3. Gabor Matè, Quando il corpo dice no – il costo dello stress invisibile, Feltrinelli, 2003, p. 35

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